"Diventare insieme con Lui persone che amano, per sperimentare così sempre di più quanto è bello portare il suo giogo". Si è conclusa con questo auspicio l’omelia del Papa per la Messa del Giovedì Santo, dedicata ad una riflessione sul sacerdozio attraverso la "lettura" dei paramenti liturgici. Riferendosi alla casula, Benedetto XVI ha ricordato che "portare il giogo del Signore significa innanzitutto: imparare da Lui. Essere sempre disposti ad andare a scuola da Lui. Da Lui dobbiamo imparare la mitezza e l’umiltà – l’umiltà di Dio che si mostra nel suo essere uomo". Citando poi una frase di San Gregorio Nazianzeno, che alla domanda "perché Dio abbia voluto farsi uomo" ha risposto: "Dio voleva rendersi conto di che cosa significa per noi l’obbedienza" il Papa ha confidato: "A volte vorremmo dire a Gesù: Signore, il tuo giogo non è per niente leggero. È anzi tremendamente pesante in questo mondo. Ma guardando poi a Lui che ha portato tutto – che su di sé ha provato l’obbedienza, la debolezza, il dolore, tutto il buio, allora questi nostri lamenti si spengono". "Il suo giogo – ha concluso il Papa – è quello di amare con Lui. E più amiamo Lui, e con Lui diventiamo persone che amano, più leggero diventa per noi il suo giogo apparentemente pesante".