"Specialmente con il lento, ma implacabile progredire della malattia, che a poco a poco lo ha spogliato di tutto, la sua esistenza si è fatta interamente un’offerta a Cristo, annuncio vivente della sua passione, nella speranza colma di fede della risurrezione". Nell’omelia della Messa per il secondo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha sottolineato che "il suo pontificato si è svolto nel segno della ‘prodigalità’, dello spendersi generoso senza riserve. Che cosa lo muoveva se non l’amore mistico per Cristo, per Colui che, il 16 ottobre 1978, lo aveva fatto chiamare, con le parole del cerimoniale: “Magister adest et vocat te – Il Maestro è qui e ti chiama”? Il 2 aprile 2005, il Maestro tornò, questa volta senza intermediari, a chiamarlo per portarlo a casa, alla casa del Padre. Ed egli, ancora una volta, rispose prontamente col suo cuore intrepido, e sussurrò: ‘Lasciatemi andare dal Signore’". Citando le "diverse stesure" del suo testamento, il Papa ha ricordato che il suo "amato" Giovanni Paolo II "da lungo tempo si preparava a quest’ultimo incontro con Gesù. Come il suo divino Maestro, egli ha vissuto la sua agonia in preghiera. E’ morto pregando. Davvero, si è addormentato nel Signore".