"Cari amici ha continuato mons. Paglia – è vero che nei luoghi di lavoro talora non c’è posto per la dignità dell’uomo, non c’è posto per un lavoro che sia l’espressione della santità di chi lavora. E rischia di ripetersi la strage degli innocenti". Eppure, "il Signore Iddio ha chiamato l’uomo al lavoro per partecipare così alla sua stessa opera creatrice. Con il lavoro l’uomo ha il compito di trasformare il mondo perché diventi una casa dignitosa per tutti". Dunque, "non si lavora solo per guadagnare; si lavora anche per rendere il mondo più bello per tutti. Per questo va recuperata una cultura del lavoro che metta l’uomo al culmine dell’attenzione, altrimenti i luoghi di lavoro si trasformano in fabbriche di morte". E se la catena delle morti è lunga "significa che ci troviamo di fronte ad una cultura che ha fatto anche del guadagno, e non solo, il primato assoluto dell’esistenza". In questo modo, "sull’altare del profitto a qualsiasi costo, penso anche a quella sottile e velenosa cultura consumista, – si continueranno a sacrificare vite umane. Ma, care sorelle e cari fratelli, questi altari non sono esterni a noi, sono costruiti nei nostri cuori, nei cuori di tutti". (segue)