"Aspirazioni" considerate "negativamente dalla Serbia e dalle istituzioni internazionali", prosegue l’amministratore apostolico, e per le quali questi stessi popoli hanno pagato "con la vita" e con "la distruzione dei Paesi". Per mons. Gjergji, "di questa tragedia dobbiamo sentirci tutti un po’ responsabili", e ora, "che la maggioranza dei popoli liberi sembra pronta a riconoscere questo diritto ai cittadini del Kosovo", la Chiesa Cattolica nella regione "sta pregando senza sosta affinché questa situazione si risolva in modo pacifico e nel rispetto reciproco". "Riteniamo conclude mons. Gjergji – che l’indipendenza con il controllo di una missione civile dell’Ue sia il massimo compromesso che hanno potuto accettare gli albanesi".