"Un uomo dal cuore grande", che "seppe stare vicino al suo popolo nelle tristi contingenze delle invasioni barbariche". E’ un’altra definizione usata dal Papa per san Paolino di Nola, che "conobbe anche il matrimonio": sposò infatti Teresia, una "pia nobildonna" di Barcellona, dalla quale ebbe un figlio che però morì dopo pochi giorni. Proprio grazie a questa morte precoce, ha raccontato Benedetto XVI, Paolino capì che c’era "un altro disegno di Dio sulla sua vita", e si sentì "chiamato a votarsi a Cristo in una rigorosa vita ascetica". Così, "in pieno accordo" con sua moglie, si trasferì a Nola, dove visse in "casta fraternità" e secondo "una forma di vita dal ritiro tipicamente monastico". Ordinato presbitero a Barcellona, Paolino "visse il suo ministero sacerdotale a favore dei pellegrini", grazie ad un’attenzione pastorale rivolta anzitutto verso i poveri e ad una "autentica pastorale della carità". "Nella sua comunità monastica ha detto il Santo Padre i poveri erano a casa loro", perché Paolino "non si limitava a fare l’elemosina, ma li accoglieva come Cristo stesso": a loro "era riservato un reparto del monastero, li chiamava suoi patroni". (segue)