"Se tali politiche riescono ad avere questa portata così ampia prosegue il costituzionalista -, ciò avviene perché non nascono da un’interazione con un’opinione pubblica democratica, ma sono il prodotto della pressione di alcune lobby". A giudizio di Olivetti, insomma, "questi contenuti non sarebbero forse accettati nella maggior parte degli Stati europei se dovessero essere approvati da un Parlamento democratico vicino ai cittadini". "Uno dei nodi da chiarire prosegue il giurista – è poi la nozione stessa di discriminazione che in queste direttive comunitarie viene talora intesa in senso ampio e con contorni indefiniti". Ad esempio spiega -, se si discriminasse una persona nell’accesso ad un posto di lavoro esclusivamente per il suo orientamento sessuale, questo sarebbe inaccettabile, ma dietro lo slogan della non discriminazione si nascondono questioni delicate e controverse quali il matrimonio tra omosessuali o l’adozione da parte delle coppie gay". (segue)