Le politiche antidiscriminatorie dell’Ue traducono "una visione statalista ed uniformante della società civile" e costituiscono "il prodotto della pressione di alcune lobby". Lo ha detto al Sir Marco Olivetti, docente di diritto costituzionale presso l’Università di Foggia, all’indomani della notizia della lettera di ingiunzione inviata dalla Commissione europea all’Italia (oltre che alla Lettonia e alla Finlandia), a seguito di un’interrogazione presentata da alcuni deputati europei sul mancato recepimento della direttiva 2000/78ce contro lo discriminazioni per orientamento sessuale. La Commissione ha esaminato le modalità con cui tale direttiva è stata recepita dal diritto nazionale degli Stati membri e, si legge nella risposta data ieri da Vladimir Spidla all’interrogazione, "laddove ritiene l’ordinamento nazionale non conforme alla suddetta direttiva sta prendendo i provvedimenti del caso per garantire la conformità al disposto della direttiva"; tra questi, la lettera d’ingiunzione inviata all’Italia. Per Olivetti "le norme antidiscriminatorie comunitarie traducono una visione statalista ed uniformante della società civile, immaginando un appiattimento dei comportamenti che si esprimono al suo interno a modelli definiti in maniera astratta a livello europeo, oltretutto con atti adottati secondo procedure non democratiche". (segue)