Per Benedetto XVI, "il lessico familiare è un lessico di pace". Perciò, "nell’inflazione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella ‘grammatica’ che ogni bimbo apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà". Inoltre, "la famiglia, poiché ha il dovere di educare i suoi membri, è titolare di specifici diritti" e, di conseguenza, "la negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità sull’uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace". Pertanto, "chi anche inconsapevolmente osteggia l’istituto familiare rende fragile la pace nell’intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la principale ‘agenzia’ di pace". Dunque, "tutto ciò che contribuisce a indebolire la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, ciò che direttamente o indirettamente ne frena la disponibilità all’accoglienza responsabile di una nuova vita, ciò che ne ostacola il diritto ad essere la prima responsabile dell’educazione dei figli, costituisce un oggettivo impedimento sulla via della pace". Quando la società e la politica non si impegnano ad aiutare la famiglia, "si privano di un’essenziale risorsa a servizio della pace". In particolare, i mezzi della comunicazione sociale "hanno una speciale responsabilità nel promuovere il rispetto per la famiglia". (segue)