(dall’inviata Patrizia Caiffa) – Qui quasi tutti hanno conosciuto la distruzione e ora tutti si rimboccano le maniche. "Avevo una casa e un piccolo negozio di drogheria racconta Mohammed Alam Gazi, 35 anni, moglie e tre figlie ma ho perso tutto in una sola notte. All’inizio ero totalmente dipendente dagli aiuti della Caritas e di altre Ong; però due giorni fa ho iniziato a lavorare pagato dal governo e ora posso comprare ciò di cui abbiamo bisogno". Mariyam Begam lavora invece insieme alle altre vedove nella ricostruzione della strada che collega alla scuola, finanziata dalla Caritas. Anche lei ha perso la casa e deve sfamare 4 figli, che le fanno compagnia gironzolando insieme agli altri bambini durante il lavoro. "Sono abituata a lavorare, lo facevo già da quando è morto mio marito dice -. Ora che la risaia è distrutta sono felice di guadagnare qualcosa nella ricostruzione". E a chi domanda se non preferiva, invece, continuare a ricevere aiuti gratuitamente – come è accaduto finora nella prima fase degli aiuti di emergenza che si sta concludendo – risponde con una risata condivisa dalle altre donne: "Per noi è una benedizione poter lavorare e guadagnarci da vivere in autonomia".