Oggi "manca una riflessione metafisica sul morire". Lo ha detto mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, nella lezione magistrale tenuta oggi al convegno promosso a Roma dall’Ifo (Istituti fisioterapici ospitalieri) su "Depressione e cancro". Soffermandosi sulla comunicazione della diagnosi infausta al malato, mons. Sgreccia ha osservato che "il rapporto medico-paziente è basato sulla fiducia e pertanto" il medico ha il dovere di "palesare le verità che riguardano l’oggetto del rapporto stesso"; il paziente, invece, ha "un diritto all’informazione convalidato" anche "da leggi e norme internazionali e da codici deontologici". "Questo obbligo morale e questo diritto giuridico – ha tuttavia precisato mons. Sgreccia – non comportano che debba essere detto tutto, ma quel tanto che ha rilevanza per la comprensione dello stato della persona". Occorre "esporre la verità" lasciando tuttavia "adito alla speranza" e offrendo "garanzia di vicinanza ed assistenza", ed è inoltre necessario "che la verità clinica si componga con la verità antropologica, e cioè con la coscienza che ha fatto sintesi, sia nel medico che nel paziente, con il senso globale della vita". Per il presidente della Pav, "lo sforzo maggiore del medico o del ministro della fede" sarà allora "il presentare questa verità in senso salvifico", evitando "le congiure del silenzio" o "le reazioni di fuga". (segue)