SITUAZIONE POLITICA: NOTA SIR

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

E’ sempre meno facile orientarsi nella politica italiana. Anche se le scadenze cominciano a venire al pettine. Prima fra tutte quella referendaria: il 16 gennaio la Corte Costituzionale deciderà sull’ammissibilità del referendum elettorale. Se il giudizio sarà positivo sarebbe il quinto della recente storia dell’infinita transizione italiana. Si cominciò nel 1991: Craxi invitò (con Bossi ed altri) ad andare al mare ma gli elettori votarono la diminuzione ad una delle preferenze. Poi il 18 aprile 1993 si modificò in senso maggioritario il sistema elettorale per il Senato. Dopodichè il referendum diventa un’arma spuntata. I cittadini reclamano stabilità. Così i due successivi appuntamenti, nel 1999 e nel 2000, falliscono per mancanza di quorum: si voleva trasformare il sistema elettorale varato nel 1994, il Mattarellum, in senso totalmente maggioritario. Venne poi il 2005, con la riforma elettorale nel senso del maggioritario di lista. Eccoci così al 2008, punto di arrivo di una parabola durata quasi vent’anni, il cui inizio si può paradossalmente datare da un congresso Fuci del 1989: l’idea di una via ingegneristica alla costruzione di un sistema politico "virtuoso": si punta infatti ad una sorta di bipartitismo coatto. Il disorientamento è grande: anche gli interessi a breve delle forze politiche sembrano indefiniti e contraddittori. Ritorniamo ai primi anni novanta: allora il sistema politico fu travolto per via referendaria e giudiziaria. Chi aveva puntato su entrambe, il leader Pds Occhetto, non riuscì però a vincere le elezioni del 1994. Queste portarono invece all’affermazione di Berlusconi, imprenditore politico di un’ampia area elettorale improvvisamente priva di riferimenti. Il successo di Berlusconi generò una proposta anti-berlusconiana e le successive alternanze, fino al pareggio elettorale del 2006. Di qui dovrebbe ripartire il dibattito e la progettazione istituzionale. Da un sano realismo politico, consapevole della storia recente. Una democrazia matura ha bisogno di partiti forti: di qui quel riordinamento di cui si stanno intravedendo le linee. Certo fare una nuova legge elettorale è difficile: un ampio consenso si può trovare, come può insegnare la storia, solo nell’"abbondare nelle garanzie". La situazione peraltro è oggettivamente complicata dal combinarsi di questo tema con quello delle prospettive di durata di un governo che ora guarda al traguardo della verifica politica di gennaio. Auguriamoci che gli attori politici abbiano la sufficiente fantasia e determinazione per rispondere a queste sfide intrecciate. Il Paese, che vuole essere rassicurato e nello stesso tempo guardare al futuro con serenità, ha bisogno di superare una sindrome di provvisorietà degli assetti causata dalla scarsa legittimazione degli attori, che resta il vero nodo aperto da ormai più di quindici anni.