BENEDETTO XVI: ANGELUS, FARE "DELLE NOSTRE ESISTENZE UN DONO DI AMORE"

Il "richiamo di Giovanni Battista alla conversione", nel cammino dell’Avvento, "risuona nelle nostre comunità" come "un invito pressante ad aprire il cuore e ad accogliere il Figlio di Dio che viene in mezzo a noi per rendere manifesto il giudizio divino". Lo ha detto, ieri mattina Benedetto XVI, prima di introdurre da piazza San Pietro, la preghiera dell’Angelus. Il Padre non giudica nessuno, ma, ha aggiunto il Papa, "ha affidato al Figlio il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Ed è oggi, nel presente, che si gioca il nostro destino futuro; è con il concreto comportamento che teniamo in questa vita che decidiamo della nostra sorte eterna". "Al tramonto dei nostri giorni sulla terra, al momento della morte, saremo valutati – ha avvertito il Pontefice – in base alla nostra somiglianza o meno con il Bambino che sta per nascere nella povera grotta di Betlemme, poiché è Lui il criterio di misura che Dio ha dato all’umanità". Infatti, "il Padre celeste, che nella nascita del suo Unigenito Figlio ci ha manifestato il suo amore misericordioso, ci chiama a seguirne le orme facendo, come Lui, delle nostre esistenze un dono di amore". E i frutti dell’amore sono quei "degni frutti di conversione" a cui fa riferimento il Battista, mentre "con parole sferzanti si rivolge ai farisei e ai sadducei accorsi, tra la folla, al suo battesimo".