"Nonostante molti tentino di fare qualcosa di concreto, gli aiuti che riescono ad arrivare agli sfollati sono una goccia nel mare, rispetto ai bisogni. Questa povera gente deve arrangiarsi a sopravvivere come può". A raccontare al Sir la drammatica situazione di oltre un milione di sfollati interni (dati di Human Rights Watch riferiti al mese di agosto), fuggiti da Mogadiscio negli ultimi due anni ad un conflitto lungo e complesso, è Davide Bernocchi, direttore di Caritas Somalia, direttamente impegnata in loco negli aiuti ai profughi (gestisce un dispensario a Baidoa dove vengono aiutati 10.000 profughi), in collaborazione con altre ong, sia cristiane, sia musulmane. Secondo le organizzazioni dei diritti umani locali, dall’inizio del 2006 ad oggi a Mogadiscio sono state uccise oltre 6.000 persone. "Da un mese a questa parte non è diminuita la difficoltà incontrata dalle organizzazioni umanitarie nel portare aiuti agli sfollati dice Bernocchi, in una intervista che verrà pubblica sul prossimo Sir bisettimanale -, soprattutto ai circa 100.000 ammassati nell’area di Afgoye, sulla strada tra Mogadiscio e Baidoa, dove sono tutt’ora basate le istituzioni somale. Le pressioni e varie missioni da parte di rappresentanti della comunità internazionale hanno purtroppo portato pochi risultati tangibili, per gli sfollati". (segue)