"L’annosa questione" dei Centri di permanenza temporanea (Cpt) è "oggetto di costante attenzione da parte della Caritas, che in più occasioni ha espresso perplessità su queste strutture, che certamente non riescono a svolgere il ruolo per il quale sono state pensate. È chiaro che il governo dei flussi migratori sconta oggi un ritardo normativo che non è più accettabile, rispetto al quale la creazione di vie più incisive e realistiche per l’ingresso regolare sembra l’unica soluzione per attivare un processo di decompressione del fenomeno dell’irregolarità". Lo scrive mons. Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana, in un articolo pubblicato questa settimana su "Famiglia Cristiana". Per il sacerdote l’interesse dello Stato a controllare le proprie frontiere, far rispettare la legge e difendere la sicurezza "non può legittimare comportamenti lesivi della persona umana. Invece, in più occasioni la nostra esperienza di ascolto e tutela all’interno dei Centri ci ha restituito storie inaccettabili. Non sono luoghi dove attendere semplicemente che il provvedimento di espulsione faccia il suo corso, ma rischiano in molti casi di divenire prigioni dove viene sistematicamente offesa la dignità umana". (segue)