“L’interruzione di gravidanza farmacologia mostra una efficacia statistica inferiore rispetto al metodo chirurgico, con conseguenze anche rilevanti per le donne che vi si sottopongono, quali la necessità di sottoporsi a una duplice procedura abortiva, trasfusioni, cure per i rischi di contrarre germi patogeni e altri disturbi, anche gravi e duraturi, ad essa correlata”: lo ha detto il prof. Nicola Natale, vice-presidente della Società Italiana di Ginecologia, e consigliere dell’Associazione “Medicina e Persona”, durante l’incontro a Roma di presentazione della ricerca sulla pillola RU486. Natale ha illustrato l’insieme delle conseguenze che interessano le donne che assumono tale farmaco, rilevando che “alcune di esse insorgono anche a distanza di tempo dall’uso della pillola, presentandosi subdolamente, soprattutto in donne trattate a domicilio, con gravi rischi per la salute fisica e psichica della donna stessa”.