Tenere gli occhi aperti non solo sulle vittorie sportive, ma anche sul rispetto dei diritti umani in Cina. È l’invito rivolto questa mattina ai giornalisti che seguiranno le olimpiadi di Pechino da Daniela Carboni, direttrice dell’ufficio campagne e ricerca della sezione italiana di Amnesty International. Libertà di stampa, rispetto dei diritti umani, detenzione amministrativa e pena di morte sono "quattro aree che richiedono riforme urgenti, legate al valore olimpico della libertà umana", ha ricordato Carboni, presentando il rapporto "Pechino 2008. Olimpiadi e diritti umani in Cina" (Ega editore). "Da gennaio 2007 ha precisato il governo cinese ha aumentato la libertà di stampa, ma solo per i media stranieri e temporaneamente, fino a ottobre 2008". Mentre i giornalisti cinesi "sono soggetti a censura e repressione crescenti", ha evidenziato, ricordando tra i tanti Li Zhi e Shi Tao, due giornalisti arrestati e condannati per le loro opinioni. Amnesty chiede pertanto di non fermarsi agli ori olimpici, e denuncia come dietro alle "città ripulite" vi siano "forme di detenzione amministrativa applicata arbitrariamente dalla polizia, che può durare fino a 4 anni senza accuse e senza possibilità, per chi è fermato, di difendersi".