"La Populorum progressio c’insegna che lo sviluppo non deve essere economicistico, ma aperto ad una visione morale dello sviluppo stesso". Lo ha detto padre Francesco Compagnoni, rettore dell’Angelicum (Pontificia Università San Tommaso d’Aquino), intervenendo stamattina al convegno "Lo sviluppo è il nuovo nome della pace", promosso dalla Focsiv. Dopo 20 anni della Populorum progressio, ha proseguito il rettore dell’Angelicum, "Giovanni Paolo II nella Sollicitudo rei socialis sottolineava come lo sviluppo auspicato da Paolo VI non era andato nella direzione giusta. Un ulteriore sviluppo lo troviamo nella Deus caritas est di Benedetto XVI, che sottolinea come la Chiesa sia fatta dalla parola di Dio, dai sacramenti e dal servizio di carità". "Mi sembra – ha aggiunto – un aspetto nuovo dire che l’attività a favore dei più poveri è l’essenza della Chiesa". Don Mario Toso, rettore dell’Università Pontificia salesiana, ricordando il messaggio della Populorum progressio, ha individuato alcune "vie" che partono da essa: la Dottrina sociale della Chiesa "come costante punto di riferimento per analizzare i problemi", "lo sviluppo integrale dell’uomo per un umanesimo plenario e trascendente", "il non fermarsi al particolare per una solidarietà universale", "la globalizzazione di una democrazia sostanziale", "la coerenza nell’agire".