Se dunque, per Ravasi, il fare memoria a partire dalla consapevolezza della propria identità è "un’operazione indispensabile culturalmente, non solo a livello religioso", è anche vero che "l’identità non è automaticamente solo un concetto positivo: l’identità cristallizzata può diventare nazionalismo, fondamentalismo", e da "concetto per sua natura positivo" può così "pervertirsi". Discorso analogo per la "disgregazione", categoria "negativa" in quanto "è la dispersione, è Babele, è Babilonia che si oppone a Gerusalemme: è la città della confusione, il luogo in cui si perde la possibilità della comunione, della comunicazione, delle mani che si incrociano, dei pensieri che entrano in sintonia". Un po’ come un musaico che una volta deposto diventa "un mucchio di tessere, dove si è persa autenticità dell’opera". Altra metafora scelta da Ravasi per descrivere la disgregazione come "dispersione" è quella dell’"anarchia culturale e sociale, in cui non c’è più una strada d percorrere e ci si nuove in maniera dispersa", all’insegna della "confusione", dell’"incapacità di comunicare" tipica dei nostri tempi, "nonostante la moltiplicazione delle occasioni di comunicazione". Ma "disgregazione" ha concluso Ravasi – può essere anche un concetto positivo, se inteso come "pluralità delle esperienze", caratteristica della globalizzazione che avanza implacabile".