"Uno dei motivi fondamentali delle massime dei nostri padri è di imparare sempre dalla storia, sapere da dove veniamo per capire chi siamo e dove siamo diretti". Ha esordito così l’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede Oded Ben-Hur all’incontro "Il dialogo tra popoli, culture e religioni. Le relazioni tra Santa Sede e Israele", ieri, alla Pontificia Università Lateranense. "Nella storia dei rapporti tra cristiani ed ebrei, la soluzione dei problemi sta nel conoscere il problema", ha continuato Ben-Hur , che ha rintracciato le origini dell’antisemitismo moderno nel momento storico di biforcazione tra cristianesimo ed ebraismo. "Il popolo ebraico non ha accettato Gesù. Da qui è nato il disprezzo per gli ebrei deicidi, precipitati all’ultimo posto nella scala dell’umanità e condannati a non avere posto nel mondo". L’Olocausto ha, però, segnato una "svolta". Il rappresentante diplomatico d’Israele ha usato parole di apprezzamento per Giovanni XXIII, che "per primo assolse gli ebrei dall’accusa di deicidio", poi, per Paolo VI, che nella "Nostra aetate" si espresse "con vigore contro ogni forma di antisemitismo e di razzismo", poi, per il "grande Papa" Giovanni Paolo II, che "ha riconosciuto gli ebrei come fratelli maggiori", e per Benedetto XVI, che "più volte ha ribadito il suo impegno nel proseguire sulla strada dell’amicizia". (segue)