"Creare un istituto para-matrimoniale per disciplinare le convivenze e i rapporti omosessuali, significa sottolineano i giuristi cattolici – donare a tali rapporti un rilievo pubblico analogo a quello sancito dalla Costituzione; un rilievo che tali rapporti o rifiutano per libera scelta o non possono avere". L’Ugci riconosce "peraltro che, fra i compiti principali dello Stato, c’è quello di provvedere per tutelare i singoli cittadini a fronte di situazioni di obiettivo svantaggio. In questa prospettiva è certo auspicabile che particolari situazioni di bisogno trovino una efficace risposta da parte delle istituzioni; e tuttavia altre strade, quali il ricorso all’autonomia privata, o singoli e ben individuati interventi delle istituzioni, costituiscono una via migliore e meno problematica". Ad esempio, si legge nella nota dell’Ugci, "il ricorso a strumenti negoziali con cui due possano disciplinare i loro rapporti, opponibili a terzi, potrebbe essere una soluzione a molti problemi" delle coppie conviventi. Per i giuristi cattolici occorre "praticare altre strade – che non implichino il riconoscimento di un rilievo pubblico – per tutelare, ove effettivamente esistenti e meritevoli, i bisogni dei singoli individui".