“In molti casi la coscienza morale sembra funzionare come un navigatore satellitare, dicendoci che direzione dobbiamo prendere o che decisione assumere”: lo ha detto oggi il primo dei relatori al congresso internazionale “La coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita”, il vescovo australiano mons. Anthony Fisher, ausiliare a Sidney e responsabile organizzativo della prossima Giornata mondiale della Gioventù che si terrà in quella città. La sua relazione ha riguardato “la coscienza morale nella contemporanea crisi dell’autorità”. Fisher ha messo in rilievo gli atti della coscienza, “dalla percezione dei principi della moralità, alla loro applicazione in determinate circostanze, fino al giudizio su determinati atti concreti, compiuti o da compiersi”. Il vescovo ha ricordato che il magistero della Chiesa interviene sui temi etici “a volte in maniera molto chiara ed esplicita, come nel caso della condanna dell’aborto o dell’eutanasia, considerati gravi violazioni della legge di Dio”. Il rapporto tra coscienza morale e magistero deve secondo mons. Fisher “tenere presente che la Chiesa non vuole intervenire come una alternativa esterna alla coscienza, ma, per i credenti, come un aiuto perché l’uomo assuma una direzione confacente con la sua natura e la sua dignità”.