“L’obiezione di coscienza non è l’unica istanza della coscienza cristiana in campo sanitario”: ha detto mons. Sgreccia. “Anzitutto la coscienza esige la testimonianza in positivo nel servizio, nell’amore, nella venerazione per la vita di ogni fratello. Di fronte a un colpevole, i cristiani sanno in coscienza che la persona è più del suo atto deviante o del suo smarrimento. Non è permesso al cristiano ignorare la distinzione tra il peccato, che va prevenuto, evitato e riparato, e il peccatore che va aiutato”. Mons. Anthony Fisher, vescovo ausiliare di Sidney e docente di bioetica e teologia morale all’Istituto “Giovanni Paolo II” della sua città, richiamando "un’importante lezione dell’allora cardinale Ratzinger su Coscienza e Verità" ha sottolineato "i pericoli di una canonizzazione della soggettività”: "Di fronte alle perduranti divisioni sulla coscienza e sull’autorità morale identifico due utili filoni del pensiero contemporaneo: la chiamata comunitaria a pensare insieme alla propria comunità morale e gli approcci della ragione pratica alla maturazione della coscienza. Dinanzi a questi punti di vista, il magistero non è una qualsiasi fonte esterna di pensiero morale con cui la coscienza individuale deve venire a contatto: essa informa la coscienza praticamente come l’anima informa il corpo".