MALATI INGUARIBILI: DI PIETRO (SCIENZA E VITA), "L’EUTANASIA NON È SOLO QUELLA ATTIVA"

"Un altro approccio che genera confusione è la tendenza a far passare l’idea che l’eutanasia sia solo quella attiva, cioè solo la somministrazione di una sostanza, un veleno, e non invece la sottrazione di qualcosa". Lo ha detto Maria Luisa Di Pietro, presidente dell’associazione "Scienza e vita", rispondendo ad una domanda durante l’incontro "L’accoglienza del limite è apertura all’infinito. La società, la famiglia, i malati ‘inguaribili’", promosso ieri a Roma presso il Centro internazionale di Comunione e Liberazione. "Con il caso Welby – ha spiegato – si è cercato di vedere se c’era stata eutanasia attiva e nel momento in cui ciò non è stato visto si è detto che non si è trattato di eutanasia". Il problema, ha affermato, "è che non c’è solo l’eutanasia attiva: se io tolgo da mangiare e da bere a una persona in stato vegetativo e questa muore, se le tolgo le cure, non posso dire che quella è stata una sospensione di cure, è stata un’eutanasia bella e buona". "In ogni caso – ha osservato – l’eutanasia è soprattutto una questione di mentalità. Bisogna ribadire che laddove non si può guarire, bisogna comunque continuare a curare. E il punto di partenza deve essere l’idea che ogni vita umana è degna di essere vissuta".