La "preoccupazione di insufficienti condizioni di sicurezza" e "il rischio di una deriva ideologica antiamericana, che non rappresenta il sentire della nostra associazione", sono i motivi per i quali le Acli non prenderanno parte alla manifestazione in programma sabato 17 febbraio a Vicenza per protestare contro l’ampliamento della caserma Ederle. "Pur ribadendo la contrarietà a Camp Ederle 2", si legge in una nota diffusa oggi, "le Acli vicentine ritengono che, giunti a questo punto, il realismo politico imponga la necessità di far sedere attorno ad un tavolo le istituzioni, gli esponenti dei Comitati del Si e del No, le autorità civili e militari americane, per cercare di risolvere le problematiche connesse all’impatto del nuovo insediamento sulla città". Per le Acli, paradossalmente, la questione della base Usa "può diventare una straordinaria occasione per fare di Vicenza un laboratorio di democrazia partecipativa". "Realizzare Camp Ederle 2 in una provincia con la presenza di 158 diverse etnie, la maggior parte delle quali non cristiane, rappresenta" inoltre "un segno profetico" per tentare di realizzare una modalità di convivenza pacifica tra comunità di fede, cultura, visioni del mondo differenti".