“Contro le spinte nazionalistiche, la Turchia deve proseguire il percorso verso un processo democratico che ammetta il pluralismo e riconosca le minoranze. Solo così può mostrare all’Europa che è pronta all’ingresso nell’Unione”. È quanto ribadito, in un’intervista al SIR, da mons. Luigi Padovese, vicario apostolico per l’Anatolia. “La Turchia è un ponte tra mondo islamico e mondo occidentale – spiega – e gli avvenimenti di questi mesi hanno acceso un interesse che fino a prima non c’era: dall’assassinio di don Andrea Santoro al viaggio del Papa, dalla richiesta di entrare in Europa fino all’uccisione del giornalista armeno Hrant Dink”. “Il viaggio del Papa sottolinea – ha modificato positivamente il modo di vedere la Chiesa del popolo turco. La campagna denigratoria nei confronti di Benedetto XVI e della Chiesa, avviata in particolare dopo il discorso di Ratisbona, è stata pesante e ha influito molto sull’opinione pubblica. Da tempo non si segnalano le aggressioni denigratorie, prima quotidiane”. Quanto all’ingresso della Turchia nell’Ue, “la posizione dei vescovi, non solo cattolici è di un sì condizionato. I Paesi europei hanno forti interessi economici ma riteniamo che sia da tenere vivo il raccordo culturale: la questione della laicità e del riconoscimento delle minoranze etniche non può andare in secondo piano”.