I comportamenti etici e responsabili nel mondo agricolo non possono passare solo attraverso metodi di produzione "puliti" sotto l’aspetto ambientale, ma devono prevedere atteggiamenti equi e rispettosi nei confronti della manodopera. Da queste premesse ha preso le mosse il seminario "Il lavoro in agricoltura: dall’illegalità alla responsabilità sociale", organizzato da RespEt-Centro per l’Impresa Etica e Responsabile del Comune di Roma, che si è tenuto questa mattina a Roma. Particolare attenzione è stata rivolta al tema del lavoro degli immigrati, che rappresentano spesso l’ultimo anello di una catena di sfruttamento. "L’agricoltura biologica non può tralasciare il temi della giustizia sociale", ha affermato Nino Paparella, presidente dell’Istituto per la certificazione etica e ambientale, una delle realtà che gestiscono RespEt. L’invito è quindi a "gestire le relazioni umane in modo tale da assicurare equità solidale a tutti i livelli e a tutte le parti interessate: agricoltori, lavoratori, trasformatori, distributori, commercianti e consumatori". Interessanti, in questo senso, i percorsi di certificazione come il marchio "Agricoltura etica" sperimentato in Emilia Romagna: si tratta di sistemi di monitoraggio dell’intero processo produttivo, che tengono conto dei diritti e delle condizioni dei lavoratori, dell’impatto ambientale, degli interessi dei consumatori e degli obblighi di legge e fiscali. ” ” ” “