Se "il caso Riccio sarà dunque archiviato" su decisione della Commissione disciplinare dell’Ordine dei medici di Cremona, "archiviato non è e non può esserlo il caso ‘vita e morte’". Lo scrivono mons. Vincenzo Rini, direttore de "La vita cattolica" di Cremona, e don Giorgio Zucchelli, direttore de "Il nuovo torrazzo" di Crema. "Dove incomincia e dove finisce l’accanimento terapeutico? Dove incomincia e dove finisce il diritto del malato a esigere la sospensione delle cure? Dove incomincia e dove finisce il dovere del medico di assecondare la volontà del paziente? Dove incomincia e dove finisce, invece, il suo diritto a fare scelte responsabili indipendentemente dalla volontà del malato?", si chiedono i due direttori. "Si tratta – aggiungono – di questioni a cui una eventuale legge non potrà dare risposte piene ed esaustive". Infatti, "si chiede una legislazione che regoli il testamento biologico. Ma una eventuale legge sarà fatta nel rispetto del valore della vita oppure sarà pensata e voluta come anticamera della legalizzazione dell’eutanasia?". In realtà, concludono Rini e Zucchelli, "la conclusione assolutoria del caso Riccio apre più questioni di quante sembri risolverne. Per intanto si apre un precedente grave che potrà diventare davvero pericoloso per la vita e la sua tutela e che contribuirà certamente ad aumentare la confusione ormai gravissima sui valori fondamentali della vita e della dignità umana".