Si è chiusa ieri a Gerusalemme la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani animata da tutte le tradizioni presenti. Ad aprire la Settimana il 20 gennaio la comunità Greco-ortodossa del Santo Sepolcro che ha invitato i fedeli alla celebrazione dell’ipodeipnon, la liturgia che si svolge dopo (ipo-) cena (deipnon). Il giorno dopo è stata la volta degli anglicani, con il vescovo Riah Abu El-Assal che ha parlato della responsabilità comune verso la creazione. Lunedì 22 gli Armeni ortodossi hanno ricordato che il Natale (da loro celebrato appena tre giorni prima) porta il Re “pacifico”. Il martedì sono stati i Luterani ad invocare il dono dell’unità. Mercoledì 23 è toccato ai francescani con il vicario custodiale, padre Artemio Vitores a sottolineare la “speciale vocazione” di Gerusalemme all’unità, “purtroppo disattesa nei fatti”. Giovedì 25 celebrazione con i benedettini nella sala del Cenacolo mentre il giorno seguente celebrazione ecumenica congiunta dei Siriaci e dei Copti ortodossi. Liturgia nell’antica lingua ghez degli Etiopi ortodossi sabato 27 e conclusione della settimana, ieri, affidata ai Greco-cattolici. “Gerusalemme – ricorda la Custodia – è un luogo unico per vivere questo impegno ecumenico, vedendo riunite nelle sue mura quasi tutte le possibili denominazioni cristiane. In nessun altro luogo al mondo ha senso invocare dallo Spirito il dono di una Chiesa unita".