"La vita dal suo concepimento al suo naturale compimento, la persona intangibile nel suo essere, la famiglia nata dal matrimonio tra un uomo e una donna con la prospettiva generativa, il lavoro per costruire un mondo giusto e dare a tutti una dignitosa esistenza, la volontà di dialogo". Sono questi alcuni "elementi fondamentali di quel patrimonio che costituisce l’anima della nostra città". Così mons. Benito Cocchi, arcivescovo di Modena-Nonantola, nella Lettera alla città, messaggio che ogni anno, in occasione della festa del patrono San Geminiano (31 gennaio), l’arcivescovo pone alla riflessione dei cittadini e delle istituzioni. "Modena, non dimenticare e spera" è l’invito rivolto alla città nella Lettera, presentata questa mattina dallo stesso mons. Cocchi. Il messaggio propone una lettura della vita della città di Modena alla luce della speranza cristiana. Tema questo al centro del recente Convegno ecclesiale di Verona e che sarà riaffermato dalla Chiesa di Modena-Nonantola nel suo Convegno ecclesiale (1-2 giugno 2007). La speranza, spiega Cocchi, consiste nella "capacità di guardare verso il futuro come a un tempo buono, che attrae perché in esso si vede lo sviluppo del bene per la persona, per la famiglia e per la società. Lungi dall’indifferenza e dalla rinuncia, la speranza apre vie nuove e scopre rinnovate risorse per impegnarsi qui ed ora". (segue)