"Le nuove generazioni moderne non sono più violente delle altre precedenti" e i recenti episodi di violenza "non vanno assunti come un segnale di una malattia generazionale". Lo sostiene, in un’intervista oggi al SIR, il giornalista e scrittore, esperto di mondo giovanile, Gaspare Barbiellini Amidei, per il quale "ciò che sta accadendo è molto brutto ma si tratta di cose sempre accadute. Solo che adesso, con i media siamo tutti testimoni del fatto in tempo reale e questo fa apparire una moltiplicazione che non c’è". Tuttavia, afferma, "bisogna registrare questi episodi con sangue freddo per non innescare dei meccanismi di emulazione". Per contrastare simili atti Barbiellini Amidei si dice disponibile a "discutere sull’abbassamento dell’età punibile", ma solo per quei giovani reclutati dalla malavita "per spaccio e manovalanza", "individui che sono a tutti gli effetti già degli adulti. Diverso il discorso per i fatti di questi ultimi giorni dai quali emerge una evidente immaturità”. Anche famiglia e scuola sono chiamati a fare attenzione: "Serve conoscere il gruppo o il branco frequentato dai giovani. Si sa troppo poco di chi sta con loro, di chi esercita la leadership e quali sono le dinamiche che li spingono a delitti di gruppo. Forse questi ragazzi non hanno compreso bene che si muore".