"L’insegnamento della religione cattolica può promuovere atteggiamenti di accoglienza e disponibilità all’incontro, alla collaborazione con ragazzi e giovani che hanno altre professioni di fede". Ne è convinto mons. Adriano Caprioli, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, che nella lettera scritta in vista della scelta di avvalersi dell’Irc (Insegnamento della religione cattolica) i cui termini scadono il 27 gennaio – puntualizza che l’Irc "non è catechesi, ma la conoscenza dei contenuti propri della religione cattolica per una migliore comprensione della situazione culturale, passata e presente, del nostro Paese. Sarebbe pericoloso scrive – togliere al cammino educativo la testimonianza che il cristianesimo ha dato quale contributo per la formazione sociale e spirituale del nostro popolo". "Nella ricerca di un futuro personale e comunitario rinnovato", secondo il presule, emerge "quanto sia decisivo lo spessore culturale e sociale della fede cristiana e il suo rapporto con il mondo": in questa prospettiva, l’Irc "intende offrirsi come disciplina scolastica capace di dare un suo specifico contributo per decifrare meglio le aspirazioni dei ragazzi e dei giovani d’oggi, per aiutarli a indagare il significato profondo della vita umana nell’orizzonte della trascendenza".