"Non più di una ventina tra gli attuali 132 vescovi polacchi, ai tempi del regime comunista, sono stati registrati come persone contattate dai servizi di sicurezza (Sb), e solo uno è stato registrato come agente dei servizi". E’ quanto afferma in un comunicato la Commissione storica dell’episcopato polacco reso noto oggi a Varsavia dal portavoce della Conferenza episcopale mons. Jozef Kloch. Il comunicato informa che alcuni altri sacerdoti che oggi fanno parte dell’episcopato sono stati annoverati dagli agenti Sb come "candidati a collaboratori", ma sottolinea che "tale registrazione non può in alcun modo sottintendere una forma di collaborazione con gli organi di sicurezza della Polonia comunista, in quanto era una forma di repressione". La Commissione che nel corso degli ultimi mesi ha analizzato gli archivi dei servizi custoditi presso l’Istituto di memoria nazionale (Ipn), sottolinea che "i materiali sono in gran parte difettosi poiché sono stati distrutti negli anni 1989-1990, in concomitanza con la caduta del regime comunista in Polonia. (segue)