Il card. Antonelli ha sottolineato l’attaccamento di don Milani alla Chiesa, e in particolare al sacramento della confessione: "Si confessava spessissimo, ed era sempre disponibile a confessare gli altri". Un attaccamento che don Milani conferma in alcune sue lettere. Prima di ogni altra cosa, scrive, mi premono i sacramenti: avere il perdono e poterlo dare, basterebbe questo per desiderare di essere prete. Delle mie idee, afferma in un’altra lettera, non mi importa nulla: io nella Chiesa ci sto per i sacramenti, non per le idee. "Così – ha sottolineato l’arcivescovo di Firenze – il prete che aveva lanciato, nei confronti delle autorità militari e civili, lo slogan secondo cui l’obbedienza non è più una virtù, nei confronti della Chiesa era obbedientissimo. Desiderava il dialogo, suscitava dibattiti e conflitti; ma alla fine era sempre pronto all’obbedienza". Antonelli ha ricordato poi l’impegno di don Milani in parrocchia: fin dal suo primo incarico, come viceparroco a Calenzano, "fu dolorosamente colpito dalla incoerenza dei parrocchiani. Non vedeva differenze nella vita quotidiana tra credenti e non credenti, tra democristiani e comunisti. Percepiva, sotto le espressioni della religiosità popolare, una profonda mancanza di fede. Intuiva l’esigenza di quella che Giovanni Paolo II, poi, avrebbe chiamato la nuova evangelizzazione". (segue)