Il problema, dunque, è nella nuova materia perché un’altra, che non avesse invaso "il campo della formazione della coscienza e si fosse attenuta, ad esempio, alla spiegazione dell’ordinamento costituzionale e delle dichiarazioni universali dei diritti umani", sarebbe stata "accettabile e persino, forse, desiderabile". La nuova materia ha causato "crescente e comprensibile preoccupazione nei genitori di alunni" e "difficoltà ai centri educativi" cattolici o ispirati nella dottrina cattolica, che "si vedrebbero obbligati, per legge, ad introdurre nella loro programmazione una materia che non risulta coerente con la loro ideologia". Inoltre, "i centri educativi dello Stato, perdendo la loro obbligata neutralità ideologica, imporranno a quanti hanno optato per la religione e la morale cattolica un’altra formazione morale, non scelta da loro". In questo modo, "tutti gli alunni, cattolici o no, restano lesi nei loro diritti, poiché a nessuno può essere imposta una formazione morale non scelta da lui o dai suoi genitori". Di fronte a tale situazione si può "ricorrere a tutti i mezzi legittimi per difendere la libertà di coscienza e di insegnamento che è quello che è in gioco". Infatti, "quando si tratta di un diritto tanto fondamentale, come quello della libertà di coscienza e di insegnamento, tutti – ed i cattolici, in particolare – devono mostrarsi uniti nella sua difesa".