I vescovi spagnoli criticano il reale decreto del 1° giugno 2007, che regola il rapporto di lavoro dei professori di religione, perché non risponde all’"Accordo sull’insegnamento tra lo Stato spagnolo e la Santa Sede", che "per i cattolici traduce concretamente in questo campo il diritto di libertà religiosa riconosciuto di modo generico dalla Costituzione spagnola". "Non possiamo escludere dichiarano i vescovi spagnoli – che sia necessario esercitare le azioni legali opportune affinché sia rispettato l’ordinamento giuridico vigente che tutela i diritti di tutti". Altra questione affrontata dai presuli, riuniti nel Consiglio episcopale permanente, è quella della nuova materia obbligatoria, Educazione alla cittadinanza il cui obiettivo è la formazione della coscienza morale degli alunni. Per i vescovi, si tratta di "una lesione grave del diritto originario ed inalienabile dei genitori e della scuola, in collaborazione con loro, a scegliere la formazione morale che desiderano per i propri figli". Con l’introduzione della materia Educazione alla cittadinanza, com’è descritta nei reali decreti, in effetti, denunciano i vescovi spagnoli, "lo Stato si arroga il ruolo di educatore morale che non è proprio di uno Stato democratico di diritto". (segue)