Molte famiglie "non riescono più a far quadrare i conti del bilancio familiare denuncia il documento della diocesi di Cosenza-Bisignano – e vivono nell’incertezza sul loro futuro. Per esse, la precarietà del lavoro e del reddito si trasforma in vulnerabilità". Dentro questo contesto, è presente la realtà di coloro prosegue la nota – che sono "esclusi da ogni opportunità di integrazione sociale e lavorativa a causa delle forme di disagio di cui sono portatori" come i disabili, i tossico- ed alcool dipendenti, detenuti, portatrici di malattie psichiche, stranieri e minori a rischio in età lavorativa. "Se trovare un lavoro in Calabria è difficile per tutti, per queste persone la difficoltà è ancora maggiore ed il disagio di cui sono portatrici diventa la causa di una più radicale forma di esclusione: in assenza di un’attività lavorativa, è negata loro la possibilità di esprimere pienamente se stessi e, contemporaneamente, di esercitare un ruolo attivo nella vita collettiva, in autonomia e libertà". La diocesi sottolinea che nel proprio territorio esistono alcune esperienze che "provano, non senza fatica, a favorire l’inserimento lavorativo di persone in difficoltà, attraverso la modalità della cooperazione sociale". A tali esperienze la Chiesa si riferisce, per chiedere a tutti di "eguirne l’esempio e di sostenerle". (segue)