“Fare un gesto concreto per arrivare alla pace” come ad esempio l’abbattimento di tutti i check-point e lo smantellamento del muro “che non serve a nulla”. E’ la richiesta di mons. Fouad Twal, arcivescovo coadiutore di Gerusalemme, a Venezia, alla riunione del Comitato scientifico del Centro internazionale che edita la rivista “Oasis” del Patriarcato di Venezia. Alla prima sessione di lavori, mons. Twal ha denunciato la difficile situazione dei cristiani ridotti a meno di 200 mila. “Dai politici – ha detto – in Occidente e altrove, ci aspettiamo che prendano in considerazione anche la presenza cristiana in Terra Santa. Spesso non considerano l’aspetto religioso ma noi cristiani siamo radicati in tutta la Terra Santa e abbiamo rapporti con tutti”. “Siccome siamo preparati dal punto di vista culturale, non sopportiamo più la chiusura e l’emarginazione continua”. Quanto alle ultime vicende con la vittoria di Hamas a Gaza, mons. Twal rileva che “la causa palestinese è da un secolo che va avanti e se venisse risolta verrebbe a cadere il 60% del fanatismo islamico. Bisogna solo avere il coraggio dei gesti. Da 60 anni ci dicono che siamo nel processo di pace. Perchè non andiamo direttamente alla pace?, saltando il ‘processo’?”.