"Salviamo un codice. Un caso di impresa per la cultura": è questo il titolo di un progetto che ha portato al restauro dell’"Ottateuco copto", cioè gli otto Libri dell’Antico Testamento (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Ruth) scritti e miniati da due amanuensi, Maka Sêdêq e Pâwlos, vissuti in Etiopia intorno alla metà del XV secolo. Il progetto sarà presentato domani a Roma presso il Palazzo San Macuto, nel corso di un convegno. Il progetto, promosso dal Gruppo Ceoldo di Padova, individua ogni anno, un manoscritto di particolare valore storico e artistico bisognoso di un intervento di restauro e di un’attività di valorizzazione, di studio e comunicazione. "I codici miniati spiegano i promotori – non sono solo opere d’arte di valore incalcolabile. Sono anche i testimoni dell’evoluzione intellettuale, sociale e religiosa di popoli e di civiltà, finestre aperte sulla storia, strumenti indispensabili per conoscere e capire l’Occidente, l’Oriente, l’Islam nelle loro profonde radici artistiche e intellettuali". Per il 2008 è già stato individuato il nuovo codice da salvare, il Decretum Gratiani del Manoscritto Piana, conservato alla Biblioteca Malatestiana di Cesena, il testo di diritto canonico elaborato dal monaco Graziano nel XII secolo, nella sua versione eseguita nell’ambiente universitario bolognese nel XIII secolo.