Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.
Tra il G 8 e il Consiglio Europeo è la Germania al centro della politica internazionale in questo mese di giugno, con l’obiettivo di rilanciare processi di governance, cioè di pratica governabilità a livello internazionale ed europeo, pur tra molti scetticismi. Nelle due occasioni è evidente la difficoltà delle scelte politiche, dal nucleare iraniano all’indipendenza del Kosovo, allo scudo stellare, dalla Costituzione europea alla riforma delle istituzioni dell’Unione. Paradossalmente questa apparente impasse, queste difficoltà della decisione politico-diplomatica, hanno il merito di fare emergere alcune questioni strutturali. Sono le grandi sfide planetarie del sottosviluppo e del clima. Forse questo movimento apparentemente paradossale è qualcosa di più di una coincidenza: è un segno che l’agenda sta cambiando, che la "crisi della politica", che interessa in modi diversi tutti i Paesi, si può superare, non è un dato irreversibile. Ma può essere superata solo ritrovando un consenso ampio, che si può applicare ad alcune sfide trasversali, su cui risalta l’interesse comune: il clima dunque, l’ambiente e la lotta contro le disuguaglianze, il sottosviluppo, la povertà, la malattia,. Sono temi antichi, questi, ma sono anche temi nuovi. Proprio perché ricompaiono, salgono fino ai primi posti dell’agenda planetaria, da un lato robustamente collegati ad una nuova percezione degli interessi individuali (dei singoli, come dei popoli e delle nazioni) da pensare in un quadro "mondializzato" e in secondo luogo legati a precisi principi e valori di riferimento. Non si può parlare di ambiente, di pace e di sviluppo senza partire dalle persone, dalle famiglie, dalla libertà, dai diritti e doveri. Il processo è interessante e merita di essere annotato, proprio perché questo nuovo secolo sembra cominciare a fare i conti con molti dei tic, dei riflessi, dei cortocircuiti ideologici del Novecento. Questo vale anche in tema di ambiente e di terzo mondo, a lungo strumentalizzati a supportare i troppi "ismi" sui fronti della vecchia cortina di ferro e poi a rischio di derive in fin dei conti estremistiche, dal punto di vista politico ed inconcludenti da quello pratico. Certo questo ingresso nell’agenda si può connotare in termini meramente retorici, quasi a volere lavare le coscienze, introducendo un nuovo ritornello alla lunga serie delle dichiarazioni principio: quel che conta saranno ovviamente gli impegni pratici. Eppure si può essere fiduciosi, per non dire ottimisti, per un cambiamento di passo, per una nuova agenda. Quel che conta è indicare un percorso e fissare dei riferimenti. In questo senso l’esperienza concreta della Chiesa e dei cristiani, sviluppatasi coerentemente per decenni, lontano dai riflettori, pagando di persona, testimoniando spesso con il dono della vita, può essere un riferimento per tutti.