Citando l’altro sequestro di un missionario del Pime avvenuto nel 1998, quando il sacerdote rimase ostaggio dei rapitori per 68 giorni, padre Zanchi ricorda che "anche allora i motivi erano dovuti ad una spaccatura all’interno di un gruppo grosso, con alcuni contrari agli accordi di pace con il governo e che vogliono lottare per l’indipendenza di Mindanao. Quando accade così è un po’ più pericoloso perché possono passarsi i prigionieri da un gruppo all’altro e non si riesce mai a capire chi sono i diretti responsabili". Padre Zanchi, come gli altri missionari del Pime, si è chiesto perché abbiano preso di mira padre Bossi, "che è benvoluto dalla gente, ha sempre lavorato per i poveri, non ha nemici personali": "Lo stesso Milf ha ammesso che non avrebbe mai compiuto un gesto simile perché sa cosa i missionari stanno facendo per la gente". "La notizia aggiunge padre Zanchi – ci ha sorpreso tantissimo perché solo un mese fa era stato in visita da lui il superiore del Pime locale e avevano parlato anche dei possibili rischi, visto che in zona girano anche dei pirati. Ma padre Bossi aveva rassicurato che era in una botte di ferro. Invece è successo proprio a lui". I superiori del Pime sono in stretto contatto con l’unità di crisi della Farnesina e sperano che accada come per "l’altro caso, quando i rapitori si sono fatti vivi dopo due o tre giorni dal sequestro".