In Italia il 52, 5% di bambini e adolescenti tra i 3 e i 17 anni utilizza il computer. Di questi, l’80% ha un’età tra gli 11 e i 17 anni. A citare questi dati Istat è stata Fiorella De Cindio, dell’Università Statale di Milano, intervenendo al seminario "Minori e internet: opportunità e rischi", tenutosi oggi all’Università Cattolica sul fenomeno "Second life". "La Xerox di Palo Alto ha realizzato il progetto di videogiochi partendo dall’assunto che se un pc può essere usato da un bambino, può essere utilizzato da tutti”, cioè anche da chi ha cattive intenzioni: da qui il grido d’allarme dell’esperta. Se internet "mostra opportunità e effetti perversi complessi da controllare, legati al ritardo del filtro, ossia del blocco di pagine web", secondo De Cindio si può tuttavia "piegare il mezzo a scopi civici ed educativi". “Giochi come il Tamagoki on line ha fatto inoltre notare la studiosa – generano ‘internet addiction’, cioè attrazione incontrollata ai limiti della dipendenza, ed evidenziano il legame con il business". Di qui la necessità di vigilare "con responsabilità" su giochi on line e videogiochi, "sia da parte di informatici sia da parte delle aziende", anche per evitare "il pericolo dei siti pedopornografici”.