GEOPOLITICA E CHIESA: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

Nel messaggio alla Pontificia Accademia delle scienze sociali, che ha tenuto a fine aprile la sua sessione plenaria sul tema “Carità e giustizia nelle relazioni tra popoli e nazioni”, il Papa aveva identificato tre grandi sfide a livello planetario. La prima è rappresentata dallo sviluppo sostenibile ed eco-compatibile. La seconda è centrata sulla concezione della persona umana, sulla sua identità di uomo e donna, la terza è relativa ai valori dello spirito. Si tratta di una bussola precisa, che disegna un quadro di armonia, ma anche un’intransigente difesa e promozione dei fondamentali principi connessi con l’identità e l’originalità della persona umana e dei suoi inalienabili diritti. Coniugare carità e giustizia diventa anche un orientamento per il complesso evolvere del quadro geo-politico mondiale e il concreto operare dei cristiani e della stessa Santa Sede: "Una diplomazia – come ha ricordato il Papa ricevendo nei giorni scorsi la Pontificia Accademia ecclesiastica – che, lungi dal difendere interessi materiali o visioni parziali dell’uomo, promuove valori che scaturiscono dal Vangelo, come espressione degli alti ideali proclamati da Gesù, unico e universale Salvatore. Questi valori, del resto, in non piccola parte sono patrimonio condiviso anche da altre religioni e altre culture". Su questa impostazione dell’azione diplomatica vaticana e delle relazioni internazionali, Benedetto XVI è ritornato in un discorso collettivo rivolto agli ambasciatori di alcuni Paesi oggi per diversi aspetti alla ribalta mondiale, come il Sudan e il Pakistan e il Burundi, oltre a Islanda ed Estonia. Il Papa ha messo in risalto innanzitutto la povertà: "Non è possibile utilizzare impunemente le ricchezze dei Paesi più poveri, senza che questi possano avere la loro parte nella crescita mondiale". È il nuovo ordine mondiale cui tendere, c’è qui una fondamentale strada per promuovere concretamente la pace. Contemporaneamente Benedetto XVI non ha mancato di sottolineare la parte che le religioni possono prendere nello spingere verso relazioni fraterne, "con un’attenzione rispettosa verso tutti gli uomini". Centrale in ogni caso è la libertà religiosa. "Nessuno – ha ribadito – può essere oggetto di discriminazioni o essere messo ai margini della società in ragione delle sue convinzioni e della pratica religiosa". Questo purtroppo avviene invece in molti Paesi, in una situazione peraltro che vede ormai quasi esclusivamente i cattolici – da ultimo nella dilaniata terra irachena – nella condizione di vittime inermi e innocenti. Il Papa ha ribadito con convinzione che la religione "al contrario è alla base della coscienza che ogni persona è un fratello da proteggere e far crescere". Un tema che ritorna nel vibrante appello all’angelus, per un impegno veramente di tutti "per il superamento delle nuove schiavitù che ancora affliggono l’umanità".