La "schiavitù dello spontaneismo", il cui frutto è "la degradazione morale, la libertà ridotta a movimento spontaneo della persona verso il proprio bene individuale, ed incapace di muoversi vero il bene come tale"; i "germi di disfattismo", presenti oggi in Occidente "nell’esercizio della ragione teorica e pratica"; la convivenza "come conflitto regolamentato di opposti interessi". Sono questi, per il card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, gli esiti della "schiavitù" in cui precipita "la persona umana ontologicamente degradata". Intervenendo al Convegno "Charitas & Libertas. Chiesa e Comune per la liberazione dei nuovi schiavi", il cardinale ha osservato che "la principale insidia alla libertà oggi" è costituita "dalla degradazione ontologica della persona umana". "Se il mio esserci ha spiegato il porporato fosse completamente spiegabile in base ai suoi antecedenti fisici e biologici, non sarebbe più possibile affermare ragionevolmente che sono libero. La de-gradazione della persona quanto al suo essere è un’insidia mortale alla libertà. O c’è nell’uomo uno ‘zoccolo duro’ non riconducibile ai processi naturali o la libertà è un’illusione: libertà e spiritualità stanno in piedi e cadono aassieme".