"Quella alla stazione di Bologna fu l’ultima bomba di una strategia della tensione avviata con la strage di piazza Fontana", ricorda Umberto Mazzone, anch’egli docente all’ateneo bolognese, che nel 1980 apprese la notizia dell’attentato mentre si trovava all’estero per motivi di studio. "Mi colpì osserva Mazzone il fatto che in Germania, dove mi trovavo, i media fin dal primo momento parlarono di bomba, mentre in Italia c’era più esitazione a riconoscere la matrice dolosa dietro all’accaduto, e in un primo momento vennero avanzate dai giornali altre ipotesi, come quella dello scoppio di una caldaia". Ancora oggi la vicenda ha punti oscuri, ma "chiunque ci fosse dietro precisa Mazzone , ciò che è certo è che riteneva l’Italia un anello debole, sul quale azioni eclatanti potevano modificare l’azione politica esistente". "Ancora oggi conclude Pombeni è angosciante il fatto che le responsabilità non siano state attribuite con chiarezza, e il fatto che non si riesca a dare un volto ai mandanti della strage alla stazione è un problema vivo, che genera inquietudine".