PERDONO DI ASSISI: MONS. SORRENTINO, "UN’ESIGENZA DI RADICALITÀ"

"Il perdono di Assisi è frutto di un desiderio che Francesco coltivò a lungo nel suo animo e presentò poi, con la sua semplicità, al Papa: il desiderio di far sperimentare ai fratelli l’amore misericordioso e perdonante di Dio". Mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, spiega così il senso del Perdono di Assisi, che si vivrà il 1° e 2 agosto. "Vi voglio mandare tutti in Paradiso: secondo la tradizione – ricorda l’arcivescovo – furono queste le parole con cui Francesco annunciò quello che aveva ottenuto dal Papa". In sostanza, "si trattava di un’indulgenza plenaria data a coloro che, a determinate condizioni, venissero alla Porziuncola e ancora oggi è questo il concetto". L’indulgenza plenaria nella teologia della Chiesa, spiega mons. Sorrentino, "è una grazia che aiuta la purificazione piena che si può ottenere dopo che abbiamo già ricevuto il perdono delle nostre colpe anche attraverso la remissione della cosiddetta pena temporale". Detto in termini semplici, "il peccato non solo ha bisogno di essere perdonato per ciò che esso comporta nel rapporto con Dio, ma ha bisogno che i suoi effetti nella nostra vita intima, personale, relazionale siano sanati: ogni peccato ci devasta, quando uno è perdonato ha bisogno che la ferita apportata sia cicatrizzata, che ci sia un risanamento pieno. L’indulgenza è questo". (segue)