Per Gnocchi, "questo è un primo problema, ma, comunque si risponda, ci sono una serie di questioni che riguardano l’esercizio concreto della libertà, sia nell’ordine della libertà spirituale, come i credenti e le chiese vivono o dovrebbero vivere la libertà, sia sul piano più antropologico e storico, quali sono i presupposti, i condizionamenti, i limiti di ordine psicologico, sociale, economico, politico che permettono o limitano la libertà". Ancora si potrebbero analizzare "le relazioni tra libertà e verità, libertà e appartenenza, libertà e servizio". Dopo aver posto spiegato la complessità del tema Gnocchi si è soffermato sulla situazione attuale che stanno vivendo le Chiese e il movimento ecumenico, partendo da un’analisi della realtà più generale. "Noi viviamo un momento in cui in ambito politico, nella vita delle persone, dei popoli, dei gruppi ha osservato il presidente del Sae – c’è la tendenza ad affermare la propria identità in modo positivo. Così gli ideali di apertura all’alterità di reciproca accoglienza urtano contro tendenze opposte all’affermazione dell’identità in modo perentorio". "Anche nelle chiese ha aggiunto – si avverte, spesso, la preoccupazione di definire i propri confini più che una disponibilità di andare oltre i propri confini. Nessuna chiesa è esente da questa tentazione". (segue)