"Quando scoppia un incendio – afferma Paparella – prima dei boschi e delle case, sono già andate in fumo le coscienze e il senso di responsabilità: di chi ha agito e non avrebbe dovuto agire, di chi ha osservato e non è intervenuto, di chi ha lasciato correre senza impegnarsi in prima persona. I vigili del fuoco possono spegnere le fiamme, e lo fanno con eroismo, anche a costo della propria vita; ma non possono colmare il vuoto delle coscienze". Per il direttore del settimanale diocesano, "se non si riesce a capire quale distanza vi sia fra il valore di una vita che rischia di andare distrutta dal fuoco e il gesto spavaldo di una sigaretta lanciata fra l’erba secca dei campi, significa che si è smarrito il senso della persona. E quando questo accade non resta che cercare chi è ancora disperso fra le fiamme: le fiamme dell’egoismo, il fuoco del cinismo, l’arsura dell’avidità". Occorre, conclude Paparella, "cercare i dispersi ed incoraggiarli perché tornino ad amare la vita e a sperimentare il dono della solidarietà".