Una sentenza "ambigua e contraddittoria", che "aumenta i dubbi" sulla reale efficacia del testamento biologico e può rappresentare l’ennesimo "cavallo di Troia" per l’introduzione dell’eutanasia in Italia. Antonio Spagnolo coordinatore del Centro di bioetica dell’Università cattolica di Roma e titolare della cattedra di bioetica all’Università di Macerata, commenta in questi termini al Sir la decisione del Gup di Roma, Zaira Secchi, che ha prosciolto l’anestesista Mario Riccio dall’accusa di "omoicidio del consenziente", per aver interrutto la ventilazione meccanica che teneva in vita Piergiorgio Welpy. "Non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato", la formula utilizzata dal Gup. In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, Spagnolo sottolinea l’importanza di "capire ciò che è stato fatto: se si è trattato di interrompere un accanimento terapeutico o, al contrario, di un atto che ha causato l’anticipazione della morte del paziente, cioè di eutanasia". Un quesito, questo, a cui "è impossibile rispondere dall’esterno", ma che al contrario "trova significato solo all’interno della relazione tra medico e paziente": una relazione, quest’ultima, "molto complessa e diversificata, che non può essere risolta in poche righe di una normativa giuridica o in qualche vaga indicazione procedurale" (segue).