MOSCHEA DI PONTE FELCINO: BROMURI ("LA VOCE" – UMBRIA), "LA COMUNITÀ LOCALE È FRASTORNATA E AMAREGGIATA" (2)” “” ” ” “

"La vicenda – secondo Bromuri – rappresenta, comunque, un campanello d’allarme e richiede una sempre maggiore prudenza nelle relazioni con un mondo che trattiene zone d’ombra e ogni tanto presenta alcuni aspetti sconosciuti ed enigmatici. Una nota di spiegazione sarebbe inoltre necessaria per coloro che devono scrivere e fare discernimento sulla realtà delle comunità musulmane che vengono giudicate secondo parametri non adeguati". Ad esempio, sottolinea Bromuri, che è anche esperto di ecumenismo e dialogo interreligioso, "si fa confusione considerando l’imam come un sacerdote, la moschea come fosse una chiesa e la preghiera islamica come fosse la celebrazione di una messa. Una confusione e un equivoco che non aiutano a decifrare gli intricati percorsi di comportamento di singoli e comunità. L’imam, che è la guida della preghiera, non ha una particolare investitura religiosa e preparazione teologica. Normalmente non si sa chi lo abbia nominato e chi gli dia uno stipendio. La moschea non è una chiesa. Nell’Islam non c’è nulla di sacro o di santo fuorché Dio, non c’è sacerdozio. La preghiera è la ripetizione di formule e di gesti che possono essere fatti anche da soli, perché non è presente alcuna forma di mediazione sacerdotale. Anche se pregano insieme, come a mezzogiorno del venerdì nella moschea, i musulmani sono sempre ognuno solo davanti a Dio". (segue)