CARCERE: CNCA, "NO AGLI AGENTI DI POLIZIA PENITENZIARIA NEGLI UFFICI CHE REGOLANO L’ESECUZIONE DELLA PENA"

"Seria preoccupazione" per la proposta contenuta nella bozza del decreto interministeriale che introduce la presenza degli agenti di polizia penitenziaria negli Uepe (Uffici di esecuzione penale esterna) a fianco degli assistenti sociali, viene espressa oggi dal Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca). La federazione ricorda che "l’attività di controllo è prerogativa del servizio sociale", in quanto "permette alle persone in esecuzione penale esterna di compiere un percorso risocializzante grazie al supporto offerto dalle assistenti sociali". La decisione contenuta nella bozza del decreto "rischierebbe proprio di inficiare quel rapporto di fiducia che è alla base di un percorso riabilitativo". Secondo il Cnca "l’interferenza pesante della polizia penitenziaria nell’Uepe sarebbe una vera aberrazione". Ad avviso del Cnca "il vero bersaglio del provvedimento è la devianza povera". "Non possiamo dimenticare – afferma – che i detenuti poveri aumentano di mille unità al mese, mentre quelli ricchi in carcere proprio non ci vanno". Il Cnca chiede che la disposizione venga eliminata. In caso contrario si riserva di "mettere in dubbio la possibilità di accogliere persone in esecuzione penale esterna nelle proprie strutture, in quanto i controlli della polizia penitenziaria interferirebbero troppo pesantemente con il sereno svolgimento delle attività terapeutiche quotidiane".